La sinistra sostenga gli israeliani e i palestinesi che si oppongono a Netanyahu e Hamas
Marco Pierini – Huffington Post 4 aprile 2025

Gli israeliani che combattono per la democrazia e i palestinesi che vogliono la liberazione di Gaza dal gioco politico e militare di Hamas si stanno battendo per l’occidente e la pace. Le parole di Amos Oz da non dimenticare
“Invece di far questo apostrofando ingiuriosamente Israele o i palestinesi, per favore fate tutto quello che potete per aiutare entrambe le parti, perché tutte e due sono in procinto di prendere la più tormentosa decisione della loro storia”. Così scriveva Amos Oz nel suo Contro il fanatismo, guida esemplare in questi tempi bui di demonizzazioni e polarizzazioni del dibattito pubblico su Israele e Palestina.
Appare stonato questo richiamo mentre il governo di Benjamin Netanyahu prosegue la sua guerra senza fine per il consolidamento della propria maggioranza parlamentare e l’indebolimento della democrazia israeliana e mentre Hamas tiene ostaggi ancora decine di israeliani insieme alla popolazione gazawi? Forse, eppure è ciò che serve in un dibattito di estremismi che ha a che fare più con la segnalazione della propria virtù e con la strumentalizzazione politica, che con la reale volontà di dare una chance alla pace, per mutuare lo slogan soffocato da Yigal Amir e dalla stagione degli attentati jihadisti a cavallo tra gli anni 90 e i primi anni 2000.
Serve, e parla a noi, l’esortazione di Amos Oz, perché le pubbliche opinioni occidentali si sono dimostrate non all’altezza di quell’appello: come mi ha detto l’attivista pacifista israeliano Maoz Inon in un recente colloquio nel numero della newsletter di Sinistra per Israele che sta per uscire, mentre in Occidente si consuma un tifo da stadio sul conflitto israelo-palestinese, siamo noi israeliani e palestinesi a morire. Lui, che ha perso i genitori il 7 ottobre sotto i colpi di Hamas nei kibbutz al confine con la Striscia di Gaza, da mesi gira insieme al suo amico palestinese Aziz Abu Sarah per promuovere una piattaforma di pace e coesistenza tra israeliani e palestinesi. Lo hanno fatto il 1° luglio 2024 radunando migliaia di persone alla Menorah Arena di Tel Aviv in un grande evento per la pace israelo-palestinese, lo rifaranno l’8 e il 9 maggio nel People’s Peace Summit di Gerusalemme. Lo slogan? “It’s time”, è il momento (qui le informazioni per seguirli e sostenerli).
Serve, e parla a noi, l’esortazione di Amos Oz, perché c’è troppo silenzio in Italia sulle oceaniche manifestazioni contro il governo israeliano, per la fine della guerra, il rilascio degli ostaggi e la fine dell’assalto di Netanyahu alle istituzioni democratiche del paese. Di fronte a centinaia di migliaia di persone in piazza tutte le settimane, di fronte al leader dei Democratici israeliani che fa da scudo per i manifestanti dinanzi alla polizia, di fronte alle opposizioni israeliane che allestiscono presidi fuori dalla Knesset per combattere un governo che licenzia chi deve controllarlo e pretende di scegliere i giudici su base fiduciaria, la scelta di ignorare queste manifestazioni e di alimentare l’odio anti-israeliano è un regalo enorme a Netanyahu e alla sua rappresentazione di una Gerusalemme-Varsavia. Per questa ragione è centrale che il centrosinistra italiano ed europeo rilanci un processo di dialogo, di sostegno attivo, di coordinamento delle posizioni con i partiti progressisti israeliani. La loro battaglia, per quanto ci sembri lontana nel contesto oggettivamente unico del conflitto israelo-palestinese, è l’avanguardia della battaglia per la democrazia che si combatte, con vari gradi d’intensità, in tutto l’Occidente. Netanyahu era Orbán prima che lo fosse lo stesso Orbán: cos’altro ci vuole per capire che la sfida interna d’Israele è la frontiera su cui si gioca la nostra battaglia contro gli autoritarismi che minacciano le relazioni euro-atlantiche e la stessa integrità fisica dell’Europa?
Infine serve, e parla a noi, l’esortazione di Amos Oz, perché c’è troppo silenzio in Italia sulle manifestazioni dei gazawi che gridano “fuori Hamas, fuori Al-Jazeera” e chiedono la fine di quasi vent’anni di oppressione islamista e fascista su Gaza e la sua gente. Eppure quelle espressioni di dissenso, così come quelle in Israele, sono una fiammella di speranza nel buio pesto del conflitto, e l’obiettivo politico del centrosinistra italiano ed europeo deve essere innanzitutto e soprattutto farsi megafono di quelle voci, raccoglierne la testimonianza, dare copertura al coraggio dei palestinesi in esilio come quelli di Realign for Palestine, il gruppo sponsorizzato dall’Atlantic Council per il sostegno alle leadership moderate del campo palestinese. Sono le loro voci di cui dobbiamo farci carico e sono le loro voci quelle che Sinistra per Israele, che non ha caso ha nel proprio nome “Due Popoli Due Stati”, vuole far emergere nel velenoso dibattito pubblico italiano ed europeo.
Tutto ciò si può fare, e lo si può fare concretamente. Esiste una proposta, presentata dall’Alliance for Middle East Peace e rilanciata nel Regno Unito dagli amici del Labour Friends of Israel, per un International Fund for Peace in Israel and Palestine: un fondo, mutuato dall’esempio dell’International Fund for Ireland nel contesto dei Troubles in Irlanda del Nord, per sostenere le iniziative di peace building sul campo, la società civile e le organizzazioni che lavorano per il mutuo riconoscimento e il dialogo israelo-palestinese ed arabo-ebraico. Una proposta che ha trovato eco anche nelle dichiarazioni dei leader del G7 in Puglia, e che merita di essere sostenuta con convinzione.
Esiste, in Italia come nel resto d’Europa, lo spazio per iniziative di reale dialogo e costruzione di pace tra le parti. Esiste lo spazio politico per un sostegno attivo all’opposizione israeliana e alle voci moderate che si stanno affacciando nel campo palestinese. È dovere di chi ha a cuore la pace, e la coesistenza tra Israele e Palestina, concentrare i propri sforzi a questo scopo. La demonizzazione e la delegittimazione dell’altro, così come l’improvvida retorica antisemita sdoganata dopo il 7 ottobre a ogni latitudine, potranno riempire qualche piazza o stimolare l’engagement sui social network, ma la pace è un’altra cosa e la stanno seminando, forse inconsapevolmente, gli israeliani che combattono per la propria democrazia e per la fine della guerra e i palestinesi che combattono contro il giogo ideologico, politico e militare di Hamas.
Sinistra per Israele sta dalla loro parte.